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Combal.0, Davide Scabin. Rivoli (TO) – di Alberto Cauzzi

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Recensione ristorante.

“Siamo andati sulla Luna e siamo tornati indietro, nulla esclude che si possa ripartire per Marte”

No, oggi non parlerò di piatti, di contrasti, di temperature, di armonie, almeno non all’inizio. Ma di un interessante dialogo immaginario (ed anche reale) con uno dei più grandi chef che l’Italia può vantare: Davide Scabin. Un dialogo che non ha un inizio ben preciso, che probabilmente è nato in maniera inconsapevole, che è frutto di riflessioni, di costrutti, di pensieri elaborati a distanza. Ma che convergono, o per lo meno tentano di farlo.

Un dialogo che affonda le radici nel suo percorso di chef e nel mio di appassionato, che trova molti punti in comune e qualche diversità, che poi è il sale della vita. La riflessione ultima è che, seppur a debita distanza, il mio percorso di appassionato non è così tanto differente da quello scabiniano. Anch’io partito per la luna, alla ricerca di geometrie e raffinatezze architetturali che per me identificavano l’alta cucina, mi son convinto strada facendo che a tutto in questo ambito si può rinunciare tranne che ad una cosa : il gusto. Ed ecco pian piano la mia metamorfosi, tutt’altro che kafkiana, verso la ricerca della centralità gustativa. Ecco quindi che, dopo aver rincorso prevalentemente lo stile, la raffinatezza e l’eleganza di un piatto, per me sinonimo di cura esasperata nelle presentazioni, arriva maestosa ed impetuosa la virata al gusto, elemento paradigmatico e fondamentale da cui non prescindere. Rivisitazione quindi del mio percorso, del mio pensiero e ridefinizione personale del concetto di alta cucina. Che però, badate bene, ha messo a frutto il viaggio intrapreso e non rinnega in alcun modo il percorso di accrescimento culturale di questi ormai tre lustri. Centralità gustativa è la parola chiave, attenzione però che ciò non deve avvenire a discapito dell’eleganza e finezza della rappresentazione. Il differenziale dell’alta cucina si gioca proprio su questo punto, equilibrio tra gusto, eleganza e finezza. Che per quanto mi riguarda si tramuta in piatti gustativamente appaganti, elegantemente presentati e finemente persistenti. Se poi c’è qualche sconfinamento nell’inedito del gusto allora ci troviamo di fronte ad esecuzioni che lasciano il segno, che sfiorano il geniale. Un esempio? Rognone al Gin

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Un concentrato di innovazione, con tratti inediti e spiazzanti, seppur apparentemente semplici. Disarmante.
Il Gusto quindi che Davide Scabin pone al centro del suo pensiero e della sua proposta, facendo però compiere ai suoi avventori un percorso lungo le strade del mondo, esplorando sapori e consistenze inusuali, intrecciate a richiami violenti e crudi alla terra d’origine, l’Italia. Ecco quindi arrivare un’Esqueixada di baccalà con pomodoro al Cointreau e focaccia farcita, un rincorrersi vorticoso di tasselli presi in prestito in giro per il mondo, ma ricondotti in una mistura che più italiana non si può. Pomodoro e Cointreau ? Bien sûr! Come l’uovo di Colombo!

Ottimo viaggio il Langa roll, già precedentemente descritto dai nostri predecessori l’anno scorso, così come dannatamente goloso il Filetto di fassona impanato alla torinese con spinaci in salsa Mornay, divina quest’ultima e talmente soave da farci comprendere come lo Chef abbia padronanza di tecnica e cultura culinaria. Una salsa in cui gli elementi, apparentemente slegati, si univano con una soavità e leggerezza unici.
Ottimi e, anche qui, profondamente golosi gli Spaghetti alla chitarra al peperone di carmagnola e polpettine di agnello dei monti Lepini ed altrettanto rude e maschio ma non così centrato gustativamente il Maialino alla pecorina con salsa al caffè.
Difficile al termine di questo turbinio definire un voto, ma quale voto ? Ma soprattutto difficile definire un colore, rosso o blu, ad uno stile e ad un’impronta così marcatamente personale. Questa non è cucina di tradizione o di innovazione, questa è la cucina di Davide Scabin, punto e basta.
In soccorso ai nostri arriva proprio lui a catalogare la sua cucina, con questa sua maniacale ossessione per la centralità gustativa. Ecco quindi comparire il blu, senza ombra di dubbio, con questa cucina dai connotati che più personali di così non si può. Blu, perché questo è quanto lo chef ci vuole comunicare. Il numero ? un dettaglio…In questo caso di fronte ad un grande interprete della cucina italiana un semplice dettaglio. Anche se questa esasperata ricerca della centralità gustativa è a volte a nostro avviso a discapito (si sarà intuito) dell’eleganza e della finezza. Crediamo però nelle sue doti, rafforzate anche dalle innumerevoli visite che quest’anno abbiamo effettuato noi di Passione Gourmet, e crediamo profondamente che abbia nelle mani e nella testa la capacità di esprimersi sempre ai livelli del Rognone al Gin, che è più in linea con il voto assegnato rispetto ad altri passaggi.
Perché da Scabin bisogna andare, perché da Scabin non tutto sarà perfetto, non tutto sarà di vostro gradimento ma come sempre accade in quel di Rivoli uscirete spiazzati, a tratti storditi, un pochino sconcertati e tanto appagati. E contenti.

Check Salad

Carpaccio d’Astice con fonduta di gorgonzola

Capasanta Thai

LangaRoll

Riso Ricci

Spaghetti alla chitarra, polpettine d’agnello e peperoni di carmagnola

Filetto di Fassona impanata alla Torinese

… in accompagnamento spinaci e salsa Mornay

Maialino alla pecorina con salsa al caffè

Gremolata alla Chratreuse

Tarte Tatin alle pere e amaretto con gelato alla vaniglia

il pregio : tradizione e innovazione si fondono insieme, difficile distinguere dove inizia uno e finisce l’altro (Copyright (c) 2009 Rob78 :wink: )

il difetto : il pregio ha un prezzo da pagare, a discapito di eleganza e finezza.

Combal.Zero di Davide Scabin
Piazza Mafalda di Savoia
Rivoli
tel : (39) 011 9565225
Numero coperti 60
Chiuso Domenica e lunedi
Prezzi: alla carta 100- 140 euro
Menù degustazione: 100-180 euro

http://www.combal.org/

Visitato nel Giugno 2010

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Alberto Cauzzi

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Questo articolo è stato pubblicato il martedì, 31 agosto 2010 alle 19:00 e classificato in Recensioni Ristoranti Italia. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

20 Commenti a “Combal.0, Davide Scabin. Rivoli (TO) – di Alberto Cauzzi”

  1. angelo scrive:

    Prossima tappa di ripasso, la terza da Scabbia. Nel mentre segnalo che sul mio blackberry con il nuovo sito leggervi e’ un impresa. Non capisco di cose. Tecniche ma ora va decisamente male…

  2. Norbert scrive:

    Quelle foto e quei piatti mi sembra di conoscerli… :-)
    Davvero bravo Scabin.
    Centrare di netto il cuore dei sapori senza perdersi(più)in orpelli di sorta è ora il suo tratto distintivo.
    E’ senz’altro uno di quei pochi ristoranti italiani per cui ora vale la pena muoversi.
    Anche da lontano.

  3. massisol scrive:

    basti guardare quella cipolla per capire chi è il Signor Scabin

  4. Gigi Eporedia scrive:

    Scusate se mi intrometto con una nota tecnica, ma da quando avete cambiato il sito il downlode delle recensioni e’ terribilmente lento.

    • Presidente scrive:

      Nessuna intromissione gigi, stiamo ancora lavorando all’ottimizzazione delle funzioni.
      Speriamo nei prossimi giorni di risolvere anche l’aspetto riguardante le prestazioni
      Grazie

  5. velavale scrive:

    difficile la visione su iphone

  6. chef anonimo scrive:

    oltre al funzionamento del sito , continuo a vedere una discrepanza di valutazione dei vari membri di questo blog , l’esperienza in un ristorante non può essere giudicata solo per la qualità della cucina o della materia prima , un ristorante è una macchina che deve girare nel modo migliore possibile in tutte le sue componenti ovvero se mi si offre un grande piatto con un cameriere musone o scortese su una tovaglia inadeguata o in un piatto dove si vede il segno dell’acqua della lavastoviglie , indubbiamente anche la qualità e l’emozione che suscita il piatto ne risente , a mio modestissimo parere non è possibile dare la stessa valutazione ad esempio Al Pescatore e al Ristorante Pashà con tutto il rispetto di quet’ultimo ma obiettivamente parliamo di due pianeti completamente diversi , in questo modo a mio vedere vacilla la credibilità dei VS. “valutatori” vorrei leggere di giudizi più completi che prendano in esame tutti gli aspetti di un ristorante proprio perchè un ristorante è un insieme di accoglienza ,buona cucina e cordialità del personale

  7. Presidente scrive:

    @Chef anonimo
    Rispettabilissima la tua opinione. Nella nostra valutazione è però specificato che il voto è dato solo ed esclusivamente alla cucina, il resto lo trovi descritto nella scheda.

    • chef anonimo scrive:

      si questo l’ho capito allora perchè non fare una media così da valutare la totalità del servizio , perchè non seguire una linea comune così non ci sarebbero giudizi soggettivi ma oggetivi

      • Orson scrive:

        La linea comune che abbiamo, come raccontato nella sezione “le valutazioni” è che si valuta solo la cucina, ma si raccontano anche il luogo, il servizio, i vini ecc.
        Dopodiché, come per ogni giudizio, esiste una forte soggettività, attenuata dal fatto che siamo persone con opinioni molto simili sulla cucina.
        E’ rarissimo che tra di noi “balli” più di un punto nella valutazione di uno chef.

        • E’ giusto che le recensioni facciano discutere, ed è inevitabile che ciascuno di noi abbia il proprio parere sui ristoranti che prova. Altrettanto inevitabile è che chi legge ed interviene abbia il proprio parere e la libertà di manifestarlo.
          Davvero non vedo il problema. Sottoscrivo poi quanto scritto da Orson e cioè che tra noi di PG balla al massimo un punto.
          Quanto al Pescatore e al Pashà, premetto che al Pashà non sono mai stato. Ma ero con Cauzzi dai Santini e devo sottolineare che, a parte il contesto di assoluta eccellenza, il servizio davvero al Top in Italia e la straordinaria signorilità e professionalità di tutti i membri di questa grande famiglia della ristorazione italiana, il 16 alla cucina lo sottoscrivo in pieno. Semplificando brutalmente direi che è la media aritmetica tra il 17.5 dei piatti della tradizione (tortelli di zucca da urlo, Cappello del Prete e Lumache) ed il 14.5 dei piatti non radicati nel territorio vedi Occhi di lupo e Astice in gelatina, per rendere l’idea.
          Rivendico con particolare orgoglio la nostra precisa scelta di non farci condizionare nell’espressione del voto dal prestigio del luogo e dai giudizi autorevolmente espressi dai critici di professione. Sottolineo inoltre la scelta editoriale (condivisibile o meno, è chiaro) di dare il voto solo a ciò che è nel piatto, stando estremamente attenti anche qui a non farci condizionare dalla estrema professionalità, signorilità e gentilezza del contorno.
          E, vi assicuro, a volte non è facile.

          Ad Majora

  8. Luca scrive:

    Tutto buono, lui bravissimo ma vorrei un maggior rinnovamento dei piatti, si mangiano sempre le stesse cose.

  9. Il Gourmet Errante scrive:

    Buongiorno,

    Vi seguo da tempo ma non ho mai avuto il coraggio di intervenire.
    Volevo chiedervi come mai un giudizio così lusinghiero (18) rispetto alle critiche mosse

    • davide scrive:

      Ti seguo, a me fa piacere, ma queste sviolinate stonate non possono continuare, così come mettere il pashà e il pescatore a dormire insieme.
      Tanti saluti

    • Alberto Cauzzi scrive:

      A me non pare una sviolinata. Davide Scabin è un grande cuoco a cui mi sono sentito di porre alcuni quesiti sulla direzione intrapresa, che qui trovate espressi. Quesiti che possono completare l’informazione per voi lettori, che così potete avere più chiaro ciò che potete trovare nel luogo da noi visitato. Ovviamente, e qui rispondo anche a chef anonimo, ciò rispecchia la nostra visione soggettiva, perchè di questo stiamo parlando, pertanto opinabile e non condivisibile.
      Poi il voto, in questo caso come nel caso del Pescatore, è la media delle valutazioni mie e di tutti i miei compagni di viaggio di Passione Gourmet. A volte, come in questo caso, le visite ad un ristorante sono state ben 8 in un anno ed il voto rispecchia la convergenza tra queste visite. Mi paiono tutti punti di forza, poi si può non essere d’accordo con il giudizio, è lecito. Ma da qui a delegittimare ogni testo perchè non vede concorde qualche lettore ne passa.

      • bang scrive:

        Il fatto è che la gente si ostina a rimproverarvi come se aveste una sorta di dovere istituzionale nel valutare con chissà quali criteri i ristoranti.
        I gusti sono i vostri, i voti sono i vostri.
        Anche io qualche volta non sono d’accordo. Qualche esempio? Per me Dal Pescatore di Canneto e Il Palma di Alassio (valutati entrambi 16) sono lontani almeno un paio di punti a favore del primo. Come il Louis XV di Monaco rispetto a Le Robinie di Montescano. Eppure quasi ogni giorno – e mi risulta di non essere proprio il solo – torno su PG e guardo cosa c’è di nuovo.

        • rob78 scrive:

          Il giorno in cui tutti saremo d’accordo su tutto il mondo imploderà ;)
          Meglio la sana discussione supportata da fatti.
          Certo la mancanza dei mezzi punti non ci agevola. Veramente non ci agevolano proprio i punti ;)
          Grazie per voler continuare a leggerci!

  10. Cris scrive:

    Volevo solo fare i complimenti a tutto il team di PG per il loro “lavoro” (volutamente tra virgolette visto che credo nessuno di loro viva di recensioni) e per il fatto di esporsi a critiche con l’assegnazione di un voto. Molte persone sono contrarie a dare voti, io apprezzo invece quando le persone sono chiare e dirette, con il rischio di non piacere a tutti.
    La cosa importante è il rispetto per il lavoro altrui, ma anche per il cliente che paga…e qui mi sembra non manchi nè uno nè l’altro. Bravi!

  11. [...] Questa valutazione, di archivio, è stata aggiornata da una più recente pubblicazione che trovate qui [...]

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597 Recensioni di ristoranti pubblicate al 28/1/2012.

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