Articoli marcati con tag ‘Milano’

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LadyBù, Chef Riccardo Orfino, Milano, di Leonardo Casaleno

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17 maggio 2013 recensione di: Presidente

Recensioni Trattorie

L’attuale momento gastronomico è segnato da due paroline magiche: “low cost”. Siamo consapevoli che questo concetto sta diventando un luogo comune, ma pizzerie, trattorie e hamburgerie di città spopolano. C’è poco da fare, all’italiano piace uscire a cena e se riesce a contenere i costi, la soddisfazione è doppia.
La qualità però ha un costo spesso elevato e l’attenzione verso di essa è aumentata notevolmente negli ultimi anni. Qualità e prezzi contenuti sono dunque due concetti inconciliabili? Al ristoratore l’arduo compito di sapersi reinventare e pensare alla soluzione, che rimane difficile, ma non sempre.
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14/20

Antica Osteria Magenes, chef Dario Guidi e Mariella Magenes, Barate di Gaggiano (MI), di Carlo Cappelletti.

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14 maggio 2013 recensione di: Presidente

Recensioni ristorante

Com’è cambiato il rapporto fra italiani e ristorazione in questi ultimi anni? Rispondere a questa domanda diventa più facile dopo un passaggio a Barate di Gaggiano, Sud-Ovest di Milano; la metropoli è vicina ma, se ci guardiamo intorno, la campagna è aperta, le strade strettine, le costruzioni tradizionali, e sembra di essere a cinquanta chilometri dal capoluogo lombardo.
Non è certo un indirizzo nuovo, quello di casa Magenes: la famiglia è qui operativa addirittura dal 1880, dapprima con una semplice macelleria ed in seguito, a partire dagli anni ’50, con l’Osteria, attualmente gestita da Mariella Magenes con i figli Dario e Diego rispettivamente in cucina ed in sala.
Il passaggio generazionale è ben rappresentato da una carta a due facce: da un lato la tradizione proposta in maniera schietta, perfino troppo basica in una cotoletta dalla frittura però impeccabile, dall’altro un’innovazione intelligente, fatta di tanto quinto quarto ed ingredienti poveri come si conviene in piena campagna. Leggi il resto di questo articolo »

14/20

Vun, Chef Andrea Aprea, Milano, di Carlo Cappelletti.

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9 maggio 2013 recensione di: Presidente

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Recensione Ristorante

Da tempo seguiamo con interesse la carriera di Andrea Aprea, trentaseienne chef partenopeo con trascorsi importanti, su tutti presso il Fat Duck di Heston Blumenthal. La monitoriamo perché, fin dal primo contatto con la sua idea di cucina, avvenuto al Comandante dell’hotel Romeo di Napoli (che Andrea ha portato al conseguimento della stella Michelin), abbiamo avuto l’impressione che il ragazzo non fosse solo un solido professionista, ma avesse le carte in regola per giocare forte ai tavoli che contano.
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15/20

Trattoria del Nuovo Macello, Chef Giovanni Traversone e Marco Tronconi, Milano, di Leonardo Casaleno

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7 aprile 2013 recensione di: Presidente

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Recensioni Ristoranti

Una cucina con qualità sorprendentemente al di sopra delle aspettative. E’ il probabile giudizio che darà l’avventore poco familiare a questa tavola la prima volta che uscirà dalla porta del Nuovo Macello.
Questo storico indirizzo milanese – qui dal ‘27 – forse non ha ancora acquisito la notorietà che meriterebbe, specie se si fa un raffronto con la concorrenza cittadina. Probabilmente il nome non dirà nulla al pubblico gourmet nazionale, ma basta una visita per comprendere le potenzialità di questa tavola e l’autorevolezza di chi c’è dietro i fornelli.

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17/20

Ristorante Trussardi alla Scala, Chef Luigi Taglienti, Milano, di Alberto Cauzzi

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25 marzo 2013 recensione di: Presidente

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Recensione Ristorante

“Se della virtù ti farai un modello e ti pregierai delle azioni eccellenti, non avrai invidia dei principi e dei signori: perché il sangue si eredita e la virtù si acquista: e questa basta da per sé sola, ciò che non può dirsi della nobiltà.”

 Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, 1605/15

Conosciamo Luigi Taglienti dal 2008. Poco più che trentenne prese in mano le cucine dello stellato Antiche Contrade di Cuneo, dopo la parentesi al Rosmarino di Garlenda, arrivando con la sfida difficile di mantenere la stella presa dal precedente chef, Marc Lanteri.

Ricordiamo un giovane già sicuro di sé, determinato, con esperienze importanti alle spalle. Proponeva una cucina azzardata, forse non completamente dominata da quelle mani ancora inesperte. Alcuni piatti di pregevole fattura e tecnica, però con qualche impeto di troppo. Superava quasi sempre, come oggi d’altra parte, la fatidica regola dei 3 elementi del piatto. Una regola non scritta ma spesso raccontata e decantata da miriadi di chef e di appassionati gourmet, che ne hanno fatto il sinonimo di eleganza, finezza e, al contempo, di non eccessiva dose di rischiosità di un piatto.

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1/3

Nozomi Trattoria Giapponese, Milano, di Alberto Cauzzi

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22 marzo 2013 recensione di: Presidente

Recensione trattorie

Non potrò mai dimenticare quel piatto di spaghetti alla carbonara che mi trovai di fronte, nell’ottobre 1996, a Boston. Era l’era dei Chicago Bulls e seduto nel parterre della Boston Arena vidi schiaffeggiare gli eterni (per me) rivali dei Celtics, terribili “nemici” già dei 76’ers di Julius Erving e in quegli anni del mitico quintetto in cui giocavano Rodman, Pippen e Jordan.

Era anche l’anno della mia prima visita negli Stati Uniti, vissuta in un delirio di Mo’u can eat Burger e Butter Lobster. I miei amici americani, con lodevole innocenza, mi portarono in un anonimo ristorante italiano per farmi gustare una carbonara “come si deve”: peperoni, uovo crudo con panna, bacon e una montagna di cheddar arancione vulcanizzato in salamandra. Che esperienza terrificante. Probabilmente assai simile a quella che le pletore di giapponesi in visita nella nostra terra subiscono nel momento in cui, colti dalla nostalgia di casa, varcano la soglia della miriade di sushi bar gestiti da cinesi che ha invaso l’Italia.

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18/20

Ristorante Cracco, Chef Carlo Cracco e Matteo Baronetto, Milano, di Leonardo Casaleno

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3 marzo 2013 recensione di: Presidente

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Recensione Ristorante
Acetosella, chicura e bottarga, caglio fresco di capra, mascarpone, yogurt e cappero, pomodoro, rosa, frutto della passione, melograno, foglia di limone. Sono gli “acidi”. I propulsori di quella sensazione palatale sempre inseguita dagli estimatori delle grandi tavole. Un nirvana da raggiungere per sentirsi arrivati e pronti a tutto. Ma cosa spinge tanti gourmet a ricercare la tanto agognata acidità? Forse non c’è una risposta. Le tonalità e i giochi acidi in un piatto non sono determinanti, né un surplus per valutare meglio la capacità di un cuoco. In casi come questo, tutti gli ingredienti acidi, alcuni grassi, altri vegetali, creano l’armonia perfetta per far rilassare il palato dopo un lungo rincorrersi di gusti forti, tenui, sapidi, dolci e amari. Il tutto nel segno dell’acidità. “È il nostro sorbetto” esclama il maître. Mai concepimento fu più azzeccato.
Nel sottoscala di Via Victor Hugo, complessivamente, si è sempre mangiato bene, nonostante nel corso degli anni il ristorante non sia stato immune da critiche di ogni specie e ricorrenti attacchi mediatici.
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926 Recensioni di ristoranti pubblicate al 25/5/2013.

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