Recensione Ristorante
Siamo alle solite. Mi ostino a girare il mondo alla ricerca del “pret a manger” migliore, della “nouvelle vague” in cucina, fatta di qualità estrema nel piatto, attenzione alla materia prima ed alle preparazioni originali, pochi fronzoli attorno. E poi, un giorno, decido di andare a provare un posto che, chissà perché, continuo ad ignorare per una cena in Milano. Si, quella Milano che, a parte i soliti noti, offre poco, pochissimo di valido. Il solito refrain del gourmet ottuso, mi ci metto in testa. Leggi il resto di questo articolo »
Articoli marcati con tag ‘Alberto Cauzzi’
Trattoria del Nuovo Macello, Milano, di Alberto Cauzzi
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Ristorante il Bivio, Famiglia Sarzano, Quinto Vercellese (VC), di Alberto Cauzzi
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Recensione Ristorante
Gianni Sarzano e le sue donne. Un connubio imprescindibile. E’ bello vedere un cuoco, un uomo, parlare con tanto amore e passione del suo lavoro ma anche di una figlia lontana, che ha scelto strade diverse, ma che porta con se l’amore profondo di un padre. Gianni è così, come sua moglie e sua figlia che lo accompagnano nella sua avventura. Schietto, sincero, discreto ma profondo. Come la sua cucina, che sarebbe banalizzante definire di territorio. Ancor di più utilizzando l’abusato ed incomprensibile termine della tradizione. Leggi il resto di questo articolo »
Ristorante da Ciro, Milano, di Alberto Cauzzi
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Recensione Ristorante
Primo mito da sfatare : a Milano si mangia il miglior pesce d’Italia, il più fresco. Non è affatto vero. Secondo mito da sfatare : mangiare pesce di qualità, soprattutto lontano dai luoghi in cui il pesce è pescato, è possibile sotto i 30 euro. Falso! Però Milano è in grado ancora di stupirci con luoghi come questo Ciro, in cui il pesce è fresco, ottimo, non troppo elaborato ma, ahimè, costa caro. Leggi il resto di questo articolo »
Le Calandre, Sarmeola di Rubano (PD), Massimiliano e Raffaele Alajmo, di Alberto Cauzzi
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Recensione ristorante.
Un tre stelle in Jeans … mai epiteto fu più azzeccato (Powered by Sararlo). La nuova veste del locale, inaugurata nel 2010, ha dato ancora più senso a questa definizione, sebbene il rifacimento non difetti affatto di eleganza e raffinatezza.
Chissà perché oggigiorno apostrofare un locale con l’appellativo informale suona stonato. Invece no, alle Calandre si respira un’aria scanzonata, giocosa, senza troppe ansie, senza alcuna altezzosità. Questo è ciò che contribuisce a rendere piacevole l’esperienza. Anche l’aspetto tattile, qui reso ancora più estremo da una fantastica tavola non apparecchiata con le tradizionali tovaglie di fiandra che ti aspetteresti, ha il suo significato nell’esperienza complessiva. Una emozione toccare, sfiorare quei tavoli che, se avrete la possibilità di provarli, sono ognuno diverso dall’altro. Due uomini segnano il destino delle calandre, come nello yin e nello yang. La morbidezza e la durezza, la componente femminile che affianca quella maschile, il lento ed il veloce, il cielo e la terra, l’acqua e il fuoco, il caldo e il freddo.
Così due fratelli, Massimiliano e Raffaele, tanto diversi ma così tanto complementari, rendono unico ed irripetibile questo tempio della gastronomia italiana.
Ristorante D’O, Chef Davide Oldani, Cornaredo (MI), Alberto Cauzzi
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Recensione ristorante.
Quante volte mi sono chiesto quale sia il reale valore della critica sul web.
Spesso i blogger sono vittime di luoghi comuni tra i più variegati, più o meno simpatici, a tratti allucinanti forse perché molti cuochi non hanno ancora compreso a pieno la portata rivoluzionaria che il web sta imponendo in questo come in altri mondi.
Chi avrebbe mai detto che un quotidiano completamente digitale, l’Huffington post, avrebbe messo in crisi le grandi testate americane, obbligate a ripensare il proprio modello di business, incentrato sulla carta e sulla comunicazione attraverso i media tradizionali ?
E chi si sarebbe immaginato un mondo in cui un cliente, un normale avventore, avrebbe avuto l’opportunità di entrare in un ristorante e di parlarne liberamente su un forum prima, su un blog tematico poi, a migliaia e migliaia di persone? Leggi il resto di questo articolo »
Ristorante l’Ulmet, Chef Alessandro e Giovanni Mooney, Milano, di Alberto Cauzzi
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Recensione ristorante.
L’Ulmet nacque nel 1985 ad opera di Enrico Mooney e subito si impose come uno dei punti di riferimento per la nuova cucina lombardo-milanese. Attenzione alle cotture e ai condimenti, più leggeri. Qualche pizzico di esotismo qua e là, tanta tecnica francese, il cui incipit principale erano le salse ma soprattutto i fondi, concentrati e persistenti. Oggi Enrico è meritatamente pensionato ma i suoi due figli, Giovanni e Alessandro portano avanti la tradizione rigorosamente fedeli ai dettami del padre. E con questi primi freddi non c’è di meglio che accomodarsi a uno dei pochi ma eleganti coperti di questo locale storico di via Disciplini per poter gustare una cucina di ampia sostanza, ben realizzata, golosamente centrata, ma anche moderatamente elegante quanto basta. Leggi il resto di questo articolo »
Alice, chef Viviana Varese, Milano, Carlo Cappelletti
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Questa recensione aggiorna la precedente valutazione che trovate qui
Recensione ristorante.
Bisogna ammettere che Viviana Varese, dall’apertura di Alice nel 2007, ne ha fatta di strada. Ha reso più elegante e raffinata la sua cucina, agli inizi troppo generosa nell’uso di materie grasse per la levatura e l’ambizione che si proponeva. Oggi, attraverso un’incessante applicazione, tanta volontà, una buona dose di rigore e tante esperienze nei ristoranti da cliente ma anche da cuoca, la sua cucina è diventata più moderna, attuale e soprattutto più leggera, tanto che diversamente da un tempo l’assunzione dell’intero menù degustazione non lascia alcun senso di pesantezza. Lodevolmente tutto ciò è stato ottenuto senza rinunciare ad una vocazione decisamente Sud-oriented che, non dimentichiamolo, è il marchio di fabbrica di questa tavola, ciò che la rende un unicum nel panorama milanese, perlomeno all’interno della più ristretta cerchia dell’alta ristorazione. Ciò che manca ancora, è un dettaglio ma è esiziale, è l’equilibrio delle sapidità. Non solo perché il locale, pur con la già citata impronta meridionale, sia collocato vicino al centro della città simbolo del Nord, ma perché al di là del palato di ognuno esiste un limite che, lo sappiamo bene, non riguarda solo l’ambito gustativo. Leggi il resto di questo articolo »







