Articoli marcati con tag ‘Alberto Cauzzi’

16/20

Ristorante La Gazza Ladra, Chef David Tamburini, Modica (RG), di Alberto Cauzzi

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12 maggio 2013 recensione di: Presidente

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Recensione Ristorante

Avevamo lasciato David Tamburini a Casa Grugno a Taormina, e dopo un breve passaggio nelle cucine del Povero Diavolo di Torriana, a fianco dell’enfant prodige Giorgio Parini, lo ritroviamo in Sicilia, sua terra d’adozione, nel locale appena lasciato dal grande Accursio Capraro. Una scommessa, come quella ereditata a suo tempo a Casa Grugno, difficile da gestire, ma che anche in questo caso come allora pare vinta.
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17/20

Antica Corona Reale, Chef Renzo e Gian Piero Vivalda, Cervere (CN), di Alberto Cauzzi

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14 aprile 2013 recensione di: Presidente

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Recensione Ristorante

L’antica Corona Reale di Cervere. Un ristorante che ha fatto la storia della cucina di Langa. Qui, da oltre 200 anni, un luogo di culto che dispensa sapori forti, decisi, territoriali ed ammalianti. Per chi vuole provare la vera cucina langarola, oggi ingentilita ed ammodernata ma comunque fedele alla tradizione, non c’è ombra di dubbio che debba per forza appuntarsi l’indirizzo e passare per queste sale.
E troverà sempre Renzo, ormai instancabile padrone di casa, che pur avendo lasciato da tempo al figlio Gian Piero la conduzione di cucina e ristorante, non mancherà di farvi sentire la sua presenza.
Anche qui, come nelle grandi maison francesi, i Vivalda perpetrano la tradizione di questo fantastico tempio del gusto. In cui tutto sembra apparentemente immutabile ed immutato nel tempo. Ma il progresso è anche fatto di piccoli gesti, di piccole attenzioni, a volte impercettibili.
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14/20

Ristorante Vineria Tajut, Chef Enrico Zanirato, San Mauro Torinese (TO), di Alberto Cauzzi

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4 aprile 2013 recensione di: Presidente

Recensioni ristoranti

Enrico Zanirato, 34 primavere, è chef patron del Tajut, una casa cantonale d’epoca con vineria e cucina sita nella prossima periferia di Torino. Un luogo interessante che negli ultimi due anni sta vivendo una trasformazione continua, a discapito di taglieri di salumi e formaggi, e verso la direzione di una cucina moderatamente creativa.
Lo chef si può definire un Lopriore Boy, anche se un breve passaggio alla Credenza di San Maurizio Canavese può aver tratteggiato alcuni caratteri del suo stile, caratterizzato da una moderata innovazione, utilizzo di sapori ed ingredienti riconoscibili, una buona dose di tecnica (che qui non manca affatto). Il conto, alla fine del pasto, è molto leggero: gli elementi per generare un successo sia di pubblico che di critica ci sono tutti.
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17/20

Ristorante Trussardi alla Scala, Chef Luigi Taglienti, Milano, di Alberto Cauzzi

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25 marzo 2013 recensione di: Presidente

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Recensione Ristorante

“Se della virtù ti farai un modello e ti pregierai delle azioni eccellenti, non avrai invidia dei principi e dei signori: perché il sangue si eredita e la virtù si acquista: e questa basta da per sé sola, ciò che non può dirsi della nobiltà.”

 Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, 1605/15

Conosciamo Luigi Taglienti dal 2008. Poco più che trentenne prese in mano le cucine dello stellato Antiche Contrade di Cuneo, dopo la parentesi al Rosmarino di Garlenda, arrivando con la sfida difficile di mantenere la stella presa dal precedente chef, Marc Lanteri.

Ricordiamo un giovane già sicuro di sé, determinato, con esperienze importanti alle spalle. Proponeva una cucina azzardata, forse non completamente dominata da quelle mani ancora inesperte. Alcuni piatti di pregevole fattura e tecnica, però con qualche impeto di troppo. Superava quasi sempre, come oggi d’altra parte, la fatidica regola dei 3 elementi del piatto. Una regola non scritta ma spesso raccontata e decantata da miriadi di chef e di appassionati gourmet, che ne hanno fatto il sinonimo di eleganza, finezza e, al contempo, di non eccessiva dose di rischiosità di un piatto.

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1/3

Nozomi Trattoria Giapponese, Milano, di Alberto Cauzzi

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22 marzo 2013 recensione di: Presidente

Recensione trattorie

Non potrò mai dimenticare quel piatto di spaghetti alla carbonara che mi trovai di fronte, nell’ottobre 1996, a Boston. Era l’era dei Chicago Bulls e seduto nel parterre della Boston Arena vidi schiaffeggiare gli eterni (per me) rivali dei Celtics, terribili “nemici” già dei 76’ers di Julius Erving e in quegli anni del mitico quintetto in cui giocavano Rodman, Pippen e Jordan.

Era anche l’anno della mia prima visita negli Stati Uniti, vissuta in un delirio di Mo’u can eat Burger e Butter Lobster. I miei amici americani, con lodevole innocenza, mi portarono in un anonimo ristorante italiano per farmi gustare una carbonara “come si deve”: peperoni, uovo crudo con panna, bacon e una montagna di cheddar arancione vulcanizzato in salamandra. Che esperienza terrificante. Probabilmente assai simile a quella che le pletore di giapponesi in visita nella nostra terra subiscono nel momento in cui, colti dalla nostalgia di casa, varcano la soglia della miriade di sushi bar gestiti da cinesi che ha invaso l’Italia.

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14/20

Fattoria delle Torri, chef Peppe Barone e Peppe Causarano, Modica (RG), di Alberto Cauzzi

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6 marzo 2013 recensione di: Presidente

Recensioni ristoranti

A Peppe Barone la Sicilia deve un monumento, perché fu il primo, in tempi non sospetti, a proporre una cucina diversa, fatta di territorio reinterpretato sapientemente, di ricerca e di raffinatezza applicata alla cucina della tradizione. Dalle sue cucine sono passati nomi del calibro di Carmelo Chiaramonte e Accursio Craparo, ma in generale tutti gli chef siciliani devono qualcosa a Peppe Barone. E’ quindi da tempo immemore che questo grande cuoco siciliano alleva rampolli che forgia e plasma secondo i dettami della grande ed alta cucina siciliana. L’ultimo, l’attuale, è Peppe Causarano, già visto nei trascorsi a Emergente di Luigi Cremona.
Una cucina di territorio e tradizione, dicevamo, che mai come in questo caso sono termini per nulla abusati, ma declinati perfettamente nel contesto del locale, un antico palazzo nobiliare ottocentesco nella Modica più profonda.
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2/3

Bar-Pasticceria-Ristorante Sirani, Bagnolo Mella (BS), di Alberto Cauzzi

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22 febbraio 2013 recensione di: Presidente

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Recensione trattoria

C’era una volta la trattoria di paese. Alle volte era abbinata al bar-pasticceria, in cui si sfornavano prelibati dolci locali, in cui gli autoctoni, ma anche i forestieri di passaggio, trovavano ristoro a pranzo e cena con una cucina semplice, fortemente radicata al territorio ed al contesto, schietta, sincera, genuina. Un tempo tutte queste paturnie sul kilometro zero non esistevano. Giocoforza i prodotti erano quelli trovati lì vicino. Per ragioni economiche ma anche per motivazioni logistiche. Trattoria di paese, dicevamo, in cui non si ricercava raffinatezza ma qualità del prodotto impiegato certamente sì. Oggi il mondo è cambiato alla velocità della luce. Dal baratto ad una economia gonfiata e ricca di eccessi, in cui la stragrande maggioranza delle transazioni economiche è fatta sul nulla. Anche la gente è cambiata, ritmi vorticosi, meno radicamento al territorio, più cosmopoliti e meno contadini. E quindi la vecchia trattoria-bar-pasticceria di paese dov’è finita?

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921 Recensioni di ristoranti pubblicate al 18/5/2013.

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