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Il Sole di Ranco, Ranco (VA), chef Davide Brovelli. Di Carlo Cappelletti.

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Recensione Ristorante
Entri al Sole di Ranco e la Storia, quella vera, la percepisci. Lo senti, come quando incontri un uomo molto ricco e ti accorgi subito se viene da una grande famiglia o se si è fatto da solo. Ciò che incanta è l’impressione di understatement nell’accoglienza, automatico dal momento che la stessa famiglia gestisce questo posto dalla metà del XIX secolo.
Salameleccherie abolite, cortesia senza orpelli.
La cucina di Davide Brovelli si muove un po’ sullo stesso filo conduttore, quello di una piacevolezza non banale ma che sia prima di tutto facile e diretta, in perfetta linea con un luogo che tiene alta la bandiera Relais&Chateaux e che non ha nessuna intenzione di mettere in discussione i gusti di una clientela internazionale che cerca prima di tutto una vacanza di relax sulle rive di uno dei più bei laghi italiani, seppur sulla sponda “magra”.
Meina, e poi Belgirate e Stresa sono di là, nelle belle giornate sembra di toccarle. Sono di là con le loro splendide ville, con i loro alberghi quelli sì talvolta ostentatamente sfarzosi, ma anche con la confusione delle mete più battute.
La cucina dicevamo, viaggia sulla linea della concretezza badando a sensazioni palatali confortevoli, forte di una materia prima mai meno che ottima (il calamaro della frittura è fra i più gustosi mai provati). La mano che tende a togliere quando possibile i grassi in eccesso, e perciò i buoni cannelloni di latte insieme agli spinaci all’aglio orsino portano con sé le note grasso/acide/fumé dello yogurt affumicato. Ad esser pignoli si potrebbe tuttavia rimproverare a questo piatto la mancanza di un elemento di netto stacco, sia gustativo che di consistenza.
La mano, dicevamo, sa essere piuma ma sa essere anche ferro, e lo dimostra con un primo piatto del giorno che di primo acchito sembra solo “de panza” come un tagliolino con pesto, calamaretti spillo ed olive taggiasche. In realtà l’esecuzione spettacolare toglie ogni spazio a domande più nerd. Un grandissimo tagliolino.
Convince di meno il crudo di luccio con caviale di luccio, ricci di mare e misticanza, non tanto per il pesce, al solito ottimo, ma per una certa invadenza della componente vegetale, soprattutto di fresco ma forse poco provvido peperone, su un pesce dalle carni non certo “aggressive” in bocca.
Notevoli i secondi, da una frittura come non capita spesso di mangiarne al branzino cotto nella creta, e perciò ben cotto ma tutt’altro che stopposo, servito con senape ghiacciata.
I dolci del Sole da sempre si collocano ad un livello medio molto alto. La crema cotta al frutto della passione convince soprattutto perché pur non rinunciando ad essere un vero dolce, con il gelato allo yogurt che interviene a moderare eventuali eccessi, è di leggerezza inconsueta per una preparazione di questo tipo.
Non si può parlare del Sole senza far menzione di Ivano Antonini, sommelier appassionato oltre che competente, che ci ha deliziato con alcune chicche assecondando tanto noi quanto i tavoli circostanti con scelte ad hoc con un occhio al rapporto qualità prezzo.

Al nostro arrivo troviamo già in tavola i pani e questo assortimento di burro con frutta secca, formaggella alla cipolla rossa e ricotta.

Crudo di lago, misticanze, ricci di mare e caviale di luccio.

Cannelloni di Latte, Spinaci all’Aglio e Yogurt affumicato.

Tagliolini con pesto, calamaretti spillo e olive taggiasche.

Branzino cotto nella Creta, Senape Ghiacciata prima..

..e dopo

“Fritto Misto”.

Un’ottima toma formazzina.

Predessert.

Frutto della passione e yogurt.

Piccola pasticceria…

..e anche della gradita frutta fresca, quasi sempre assente dalle grandi tavole.

Alcuni dei vini proposti.





L’accompagnamento all’aperitivo.

Sotto al Relais, il lungolago intitolato a uno dei pianisti italiani più dotati della seconda metà del secolo scorso, residente per alcuni anni ad Angera, nelle vicinanze.

Il pregio : la splendida terrazza per il servizio all’aperto..
il difetto : ..che contrasta con una sala interna invece da rimodernare (ma a quanto pare i lavori inizieranno fra breve).

Ristorante Albergo Il Sole di Ranco
P.zza Venezia 5
Ranco (VA)
Tel. 0331.976507
Chiuso Lunedì e Martedì, aperto anche il Lunedì sera da Aprile a Ottobre
Alla carta 110 euro per un pasto completo.
Menu degustazione della tradizione 80 euro, menu degustazione 100 euro, menu 3 portate a scelta 50 euro

www.ilsolediranco.it

Visitato nel mese di Giugno 2012.


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Carlo Cappelletti

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Questo articolo è stato pubblicato il martedì, 3 luglio 2012 alle 08:00 e classificato in Recensioni Ristoranti Italia. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

3 Commenti a “Il Sole di Ranco, Ranco (VA), chef Davide Brovelli. Di Carlo Cappelletti.”

  1. Raffo scrive:

    Vedo che i vini dolci proprio non li strozzi eh…

  2. Alessio Taravella scrive:

    come è alto il lago della mia Ranco

  3. gianni revello scrive:

    Ciao Carlo,

    il riferimento a Dino Ciani non mi può lasciare indifferente. Ho ascoltato questo grande pianista prematuramente scomparso in un concerto a Taranto nel 1969, qualche vita fa, nel periodo durante il quale ufficiale di complemento mi trovavo imbarcato su una nave della marina militare di base in quella città.
    Di quel concerto mi è rimasta in memoria una straordinaria esecuzione della Wanderer Fantasie. E ho trovato poco fa su youtube una sua esecuzione risalente addirittura al 1960, a diciannove anni già esecutore autorevole e soprattutto di spiccato carattere. Al pari dell’alta cucina, non c’è buona esecuzione che tenga senza grande carattere.
    Youtube per la grande musica come in questo caso strumento prezioso che ci consente di accedere a un rarissimo inedito, ma nella quasi totalità dei casi a mio parere strumento che porta a una diseducativa perdita di valore, nell’abituare al surrogato della quasi automatica mediocrità della riproduzione e della presenza indifferenziata di esecuzioni che in larga misura non rendono nel modo migliore lo spirito delle opere. Il solito coacervo in cui doversi districare, come accade in generale per la caoticità, molte volte ricca ma altrettante ottusa, della rete.

    Sono poi d’accordo sulla tua annotazione relativa alla gradita presenza della frutta fresca quasi sempre assente dalle grandi tavole. Mi ricordo al momento l’eccellente servizio di frutta fresca avuto a L’Astrance e, recentissima, ad Alba, un’altrettanto gradita analoga fresca conclusione di un’ennesima strepitosa sequenza di piatti, noti e inediti (così, per fare un esempio, “Barbabietola”, una nuova creazione di Crippa su un ingrediente col quale ho visto scivolare o cadere molti, anche validissimi, cuochi; in questo caso invece un capolavoro), la settimana scorsa per “I mercoledì dell’orto” al Piazza Duomo.

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