Ristorante Leoni, chef Marcello Leoni, Bologna di Roberto Bentivegna

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Recensione Ristorante
Ritorna sulla scena bolognese Marcello Leoni e lo fa alla guida dell’armata Unipol.
La Balena è ristorante, è Osteria, è Enoteca.
Investimento faraonico, forse inusuale di questi tempi, ma non ci lamentiamo di sicuro se qualche mecenate decide di cacciare i suoi denari in questo mondo a noi tanto caro.
Il risultato estetico è a mio giudizio notevole: una sala di respiro internazionale, resa bellissima dagli interni di Luciano Belcapo da Baschi ( sì, proprio quello che ha firmato Casa Vissani, e si vede). Forse più da NYC che da Bologna . E bisogna anche dire che via Stalingrado non è esattamente quello che si intende per vista meravigliosa. Ma il ristorante è bello, arioso e ci si sta proprio bene.
Sarebbe ingeneroso parlare di servizio a poco più di dieci giorni dall’apertura: è evidente che la macchina va ancora ben rodata, nei tempi e nelle attenzioni, ma il rodaggio si fa su strada e sono certo sapranno porre rimedio a qualche sbavatura oggi di troppo.
“Sì, ok gli sfavillanti marmi, i legni intagliati, i tappeti e le bellissime poltrone, ma nel piatto?”
La teoria parla di un progetto ambizioso: materie prime che arrivano da 5 ettari di frutta e verdura coltivata bio a Tolé e 2 ettari di bosco per gli animali, l’idea di creare un consorzio tra pescatori e ristoratori per dare il giusto valore al pesce dell’Adriatico. In più gran parte dei servizi alla ristorazione sono affidati alla comunità Eta Beta (cooperativa sociale che prevede l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate come invalidi fisici, psichici, tossicodipendenti e alcolisti).
“Sì, ottimo, lodevole, ma nel piatto?”
Eh, nel piatto qualche cosina che non va c’è.
Cena a due velocità: partenza promettente ma finale in debito di ossigeno.
Le Animelle in salsa di risotto alla parmigiana con cardi e fegato grasso filano via bene, convincenti, anche se la salsa molto grassa lancia il primo campanello di allarme.
Fantastico il Risotto di patate profumato al rosmarino con quenelle di paganelli, un miglioramento di un piatto storico già proposto a Trebbo di Reno: elegante e persistente e anche concettualmente interessante per il recupero di materia prima povera.
Anche i Passatelli tradizionali in zuppa di parmigiano reggiano e tartufo nero sono un piatto-simbolo di Casa Leoni: piatto gourmand ma davvero saturante, la sagra del lipide. Ma può piacere a una vasta fetta di pubblico, in carta ha un suo senso.
Sui secondi si alza il sopracciglio alla Carletto Ancellotti.
Il Rombo è mortificato da un purè allo zafferano che più grasso non si può, rendendo vano ogni discorso sulla materia prima dell’Adriatico.
La Faraona picchettata al taleggio e con coscia confit, ravioli di zucca in salsa di ceci
e fava di Tonka è piatto che si potrebbe trovare seduti a Baschi, ma lì le cotture sono sempre impeccabili, qui la coscia avrebbe potuto meritare miglior sorte.
Non all’altezza i dessert.
Se il Gelato con Stollen croccante e coulis di pere profumato alla cannella arriva al tavolo completamente sciolto, rientra tra gli effetti collaterali della recente apertura e non ci si può dare troppo peso.
Ma l’ennesima sfilata lipidica della Crema di squacquerone profumata alla vaniglia con ravioli di pera e confettura all’arancia non lascia indifferente il comparto digestivo: certo, è pur sempre un dessert di formaggio, ma la crema è tanta roba e non viene sostenuta dall’acidità dell’arancia.
Alla carta sono 110 euro. In linea con le ambizioni del locale, ma oggi non sono pochi.
Conoscevo già la cucina di Leoni dai tempi di Trebbo: è indubbio che abbia della stoffa, e anche molta, ma mi sembra concreto il rischio di non riuscire ad attualizzare la sua cucina. L’amore per la materia prima è condivisibile, e allora lascerei più spazio ai sapori dei prodotti senza coprirli di grassi aggiunti. Sarebbe una cucina più allineata a quella che sembra essere la filosofia del locale: sana, naturale, gustosa.
La cantina è da divertimento assicurato: mi dispiace per voi, ma l’ultimo favoloso Cinque Terre 04 di De Battè l’ho ciucciato io ;)
La Balena ha preso il largo, augurare a Marcello Leoni di collocarsi in un preciso posticino del mammifero non è un insulto ma proprio un auspicio.
La partita è lunga, le carte sono date e sono anche molto buone: ora sta a lui giocarsele al meglio.
Giona ha resistito 3 giorni dentro la balena, noi auguriamo a Marcello almeno 30 anni!

Animelle in salsa di risotto alla parmigiana con cardi e fegato grasso

Risotto di patate profumato al rosmarino con quenelle di paganelli

Passatelli tradizionali in zuppa di parmigiano reggiano e tartufo nero

Rombo con purè allo zafferano e cialda di grissini

Faraona picchettata al taleggio e con coscia confit, ravioli di zucca in salsa di ceci e fava di Tonka

Gelato con Stollen croccante e coulis di pere profumato alla cannella

Crema di squacquerone profumata alla vaniglia con ravioli di pera e confettura all’arancia

Il Cinque Terre 2004 di De Battè

Interni


La cantina a vista

Il salottino

Il logo

Il pregio: un nuovo bellissimo ristorante
Il difetto: cucina che rischia di apparire datata

Ristorante Leoni
Via Stalingrado/Porta Europa – Bologna
Tel.:+39.051.700102
Alla carta: 110 euro

www.marcelloleoni.it

Visitato nel mese di febbraio 2012


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Roberto Bentivegna

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Questo articolo è stato pubblicato il mercoledì, 22 febbraio 2012 alle 10:40 e classificato in Recensioni Ristoranti Italia. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

19 Commenti a “Ristorante Leoni, chef Marcello Leoni, Bologna di Roberto Bentivegna”

  1. Raffo scrive:

    Ma…non sono foglie d’ostrica quelle sul risotto,vero??

  2. Antonio Scuteri scrive:

    Il locale è molto bello. Auguro ai Leoni ogni fortuna. Ma se devo sbilanciarmi, temo che il locale funzionerà economicamente solo se riuscirà ad entrare nel circuito degli eventi aziendali et similia.
    Come ristorante per clientela normale non lo vedo bene. Non a quei prezzi, non in quella location, non a Bologna, non in questo momento storico. Ovviamente spero di sbagliarmi

  3. pocy scrive:

    Premesso che non sono mai stato un grande Fan di Leoni…….. la pettinata nel suo ristorante era cosa sempre certa, per una cucina si fatta di succulenza, ma quasi sempre tendente al greve. Noto che nel periodo in cui è stato inattivo, non si è molto aggiornato su quello che succede nel mondo enogatronomico….
    Speriamo che la balena non sia Moby Dick……

  4. q.b. scrive:

    bello bello bello…il sogno di ogni chef :-)
    …trovarne di mecenati…

  5. Rinod scrive:

    Non vorrei sbagliarmi, ma quelle non mi sembrano foglie d’ostrica… Ne hanno la stessa forma ma quelle in questione sono più rugose (tiposalvia) queste mi sembrano leggermente più liscie…

  6. Dibbo scrive:

    Roberto,l’ambiente è raccolto o dispersivo?Grazie

  7. Rob78 scrive:

    La sala è molto grande, ma non la definirei dispersiva. Per i miei gusti è una sala splendida
    Ciao

  8. Dibbo scrive:

    Grazie!! Da haverkock siete stati ultimamente?un saluto.

  9. Rob78 scrive:

    No, mai stato. Lo consigli?

  10. Matteo R. scrive:

    Ho mangiato oggi (30/03/2012) e per quanto mi riguarda non ci metterò mai più piede… Semplicemente pessimo.. La stella Michelin data a Marcello Leoni è incomprensibile….

  11. lara scrive:

    Troppo, troppo, troppo caro !!!!!!!!!!!!!!Buono il cibo però per aver mangiato realmente poco,anzi pochissimo(meno male che c’era il pane) 218 euro in due per due antipasti,due primi e due dolci è realmente troppo.Tenendo in considerazione che abbiamo mangiato sì del pesce ma non pregiato o cruditè,semplicemente scampi,calameretti,rombo e poi ripeto, pochissima la quantità. Ci sono ristoranti altrettanto belli,anzi con location più suggetive, molto molto più validi.

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670 Recensioni di ristoranti pubblicate al 18/5/2012.

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