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Devero Ristorante, Cavenago Brianza (MB), chef Enrico Bartolini. Di Carlo Cappelletti

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Recensione ristorante.
Dov’eravamo rimasti, Enrico? Non nascondo di aver sempre avuto un debole per la cucina di Bartolini, specie, ed è ovvio, negli anni d’oro delle Robinie. Le preoccupazioni circa il trasferimento dalle strade sterrate, pure troppo sterrate, di Montescano alla trafficata, pure troppo trafficata nonostante le quattro corsie, A4 non si erano rivelate prive di fondamento. In una struttura più grande, con responsabilità tanto diverse e diversificate, non basta il talento ma serve anche un approccio differente. Non entriamo nel merito dei rapporti interni che nel giro di un anno si son venuti a creare in questa struttura alberghiera, non li conosciamo e non ci interessano direttamente, ma la nostra cena, ultima di una sequenza di visite abbastanza ravvicinate negli ultimi mesi, certifica al di là di ogni nostro legittimo dubbio, dovuto ad una breve serie di esperienze interlocutorie vissute a cavallo di quest’ultimo autunno-inverno, che il processo di ambientamento si è concluso e Bartolini è tornato ad esprimersi sui livelli che competono al suo talento. Livelli, cioè, altissimi. La sua cucina non disdegna, non lo ha mai fatto, una concentrazione talvolta persino violenta dei sapori, un procedere per tinte forti, ma sempre con la misura di chi conosce bene i propri mezzi e sa fino a quale limite spingersi. Ne sono un esempio gli straordinari bottoni all’olio e lime serviti su salsa caciucco con polpo alla brace. Pasta perfetta, l’interno è praticamente una maionese al lime che esalta il gusto di un caciucco concentrato in maniera folle. A contorno, i sentori amarognoli della brace e la callosità del polpo.

Ma procediamo con ordine. Il menù si apre con il primo colpo al cuore. Acqua tiepida di pomodoro e crema di bufala affumicata. Si prende il pezzo di pane e lo si intinge a piacimento. Semplice, essenziale, perfetto, degno del miglior Aimo.

Sempre ottima la crema di patate, uovo e uova, un classico dai tempi di Montescano.

Si prosegue alla grande con l’insalata aromatica e ostrica.

Ostrica di dimensioni A.B.Normi a condire una mistura preziosa di profumi consistenze e sapori, per una botta di iodio e freschezza.

Gran salto sulla sedia con la ventresca di tonno con salsa di peperoni, avocado, spugnola e gelatina di albicocche. Ogni elemento è riconoscibile, ma a condurre il gioco e a far da riferimento prospettico a tutto l’insieme è il grasso appena tannico del tonno.

La finezza non viene meno perfino quando il nome del piatto da questo punto di vista promette malissimo. E’ il caso degli spaghetti con gamberi, pane, olive e pomodorini, tenuti in equilibrio, in questo caso, da un uso parsimonioso di grassi che non concede ulteriore terreno alla facile golosità degli ingredienti.

L’abbinamento acqua/terra viene esaltato da questa anguilla affumicata e grigliata con torcione di foie gras, blinis e salsa al pompelmo. L’affumicatura ed il pompelmo contribuiscono al giusto bilanciamento di un piatto davvero estremo per grassezza degli ingredienti, a cui il blinis apporta anche un certo interesse mascellare.

Dopo aver constatato che il celebre risotto alle rape rosse e gorgonzola riesce ancora a sorprenderci per eleganza e maestria d’esecuzione,

ed un passaggio veloce su vivaci lumache in crosta con erbe e verdure (foto di copertina),
ci siam trovati faccia a faccia con l’unico piatto che non ci è piaciuto, ossia il primo dei due servizi dedicati al piccione, che viene abbinato ad indivia e parmigiano. Qui l’assieme è venuto meno soprattutto a causa della salsa al parmigiano, che con la sua acidità non gradevole “bucava” il piatto.

Nella preparazione più classica invece abbiamo meglio apprezzato una grande materia prima.

I progressi più evidenti, in assoluto, Bartolini ci sembra averli compiuti però sul versante glicemico. Avremo, nell’ordine, un suadente mosaico di pere con assenzio, gelato all’anice stellato, e cioccolato bianco,

seguito dalla memorabile e freschissima focaccia morbida di uva moscatella con il suo guazzetto e gelato di acetosa,

per finire su un classico di Bartolini, la crema bruciata con mirtilli ghiacciati, ciliegie e meringhe, anch’esso realizzato in maniera più convincente che in passato, soprattutto per l’equilibrio di temperature ma anche forse per il dosaggio più limitato dovuto ad esigenze di degustazione.

Insomma una grandissima cena. Attendiamo con fiducia che i livelli siano come minimo sempre questi in futuro. La mia opinione è che se solo i piatti, così come lo chef, sorridessero di più, nessun risultato sia fuori dalla portata di Enrico Bartolini.

il pregio: probabilmente il miglior Autogrill sull’orbe terracqueo.
il difetto: il pianoforte bianco nella sala del Bistrot.

Devero Ristorante
L.go Kennedy 1
Cavenago Brianza (MI)
Tel. (+39) 02/95335268
Fax (+39) 02/95339625
ristorante@deverohotel.it
Alla carta 90-125 euro.
Menu 75-95 euro.

www.deverohotel.it/it/devero_ristorante.htm

Visitato nel mese di Giugno 2011

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Carlo Cappelletti

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Questo articolo è stato pubblicato il lunedì, 4 luglio 2011 alle 07:43 e classificato in Recensioni Ristoranti Italia. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, oppure fare il trackback dal tuo sito.

20 Commenti a “Devero Ristorante, Cavenago Brianza (MB), chef Enrico Bartolini. Di Carlo Cappelletti”

  1. Neanche un commento per Enrico !?!
    Vedi come cambiano in fretta le cose, il post in link ne aveva prodotti 75.
    Mi piace comunque osservare che qualche cosa è rimasto di quel solenne pranzo .

    • Carlo scrive:

      probabilmente visti i recenti commenti su altri post nessuno ha accuse di truffe o di prese in giro da tirar fuori..meglio Bobby Solo che Mal accompagnato dai Primitives

      • Mal venne una sera a fare un concerto in una cittadina dove abitavo in quel tempo e ricordo di non averlo potuto sentire cantare perché lui nel frattempo stava intrattenendo con urli i volontari del Pronto Soccorso. Non ricordo se fu qualcuno dei Primitives, ma certamente non un grande Evoluto quello che gli lasciò aperta una botola sul palco dentro la quale lasciarci una gamba…

  2. marco scrive:

    io commenterei volentieri se solo potessi andarci ma, purtroppo, sono di riposo la domenica a pranzo e il lunedì, proprio quando il ristorante è chiuso… tra l’altro abito a 10 minuti scarsi dal Devero! quindi resterò qui sconsolato a leccarmi i baffi leggendo recensioni e sognando la cucina di Bartolini… sigh!

  3. Montescano e Trecate dovrebbero gemellarsi, anche a loro insaputa.

  4. CiccioFormaggio scrive:

    Io stavo per commentare ma poi mi sono trattenuto.
    Il commento principalmente verteva sulle bizzarrie dell’internet e dell’hype.
    Dopo una recensione del genere mi chiedo ancora una volta perchè tutto questo incensare Parini mentre nessuno si fila Bartolini. Ed è un dato di fatto, anche se ammetto che Bartolini mi sta molto più simpatico. :P

    • Luciano Perotti scrive:

      Perchè fa tanto “figo” incensare, immotivatamente, Parini (che al massimo potrebbe andare a fare l’aiutante da Bartolini).

      • Carlo scrive:

        dai ragazzi, non scherziamo…sono due fra i giovani chef più bravi della penisola. Penso anche che sia più facile per la cucina di Parini suscitare sentimenti opposti perchè leggermente più spinta. Però che sia messo agli atti che non siamo noi di PG a tirare sempre in ballo Parini con qualunque scusa…

        • CiccioFormaggio scrive:

          Mai detto che siete voi!
          Anzi voi siete un’isola felice e obiettiva.
          Però appunto la situazione fa ridere o intristire.

          L’internet è così bello e vario e “aperto”, è brutto vedere che anche sui giovani si pratica un certo tifo piuttosto stupido.

  5. corrado scrive:

    Caro Carlo attendevo la tua rece…
    Le mie esperienze in quel di Cavenago sono state tre. La prima, poche settimane dopo l’insediamento al Devero, mi aveva lasciato per la verità qualche dubbio. Le mie due più recenti esperienze, di domenica a pranza, mi hanno lasciato soddisfatissimo. Concordo sui bottoni all’olio e lime col caciucco….da andare giù di testa….per i dolci mi dispiace ma non riesco a prendere altro che la strepitosa crema bruciata con mirtilli ghiacciati, ciliege e meringhe….

    • Carlo scrive:

      invece per me è stato diverso. La prima volta che andai (meno di una settimana dopo l’inaugurazione) fu positivissima (anche se non ai livelli di Montescano). Le cose meno convincenti le ho (e le abbiamo, perchè siam passati quasi tutti di lì noi di PG) provate dopo l’estate. Adesso siamo ai massimi storici, per quanto ho provato io. Lo dico tanto l’Ikea non è lontana, ma Enrico non è uno che si monta la testa

  6. giancarlo scrive:

    Enrico è sicuramente una gran persona ed un bravissimo chef. ho cenato martedì scorso ed ho provato molti dei piatti di questa rece. senza dilungarmi troppo, serata meravigliosa, 1 piatto sbagliato, il risotto ancora lontano dai tempi di Montescano (troppo liquido e gorgonzola un pò “parmigianoso”)…un bellissimo 16/20 insomma

  7. Raffo scrive:

    Caro Carlo,i tuoi difetti mi risultano sempre piuttosto criptici..

  8. walter scrive:

    Non mi sento di giudicare la sua cucina, avendo fatto solo l’esperienza di un buffet aziendale, ma mi permetto di giudicare la persona: dopo aver appreso che sono un collega, alle 1 di notte, mi ha mostrato la cucina e ci siamo messi a chiacchierare per un’ora. Grande chef ma soprattutto grande persona!!!

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