Recensione Ristorante
L’altra faccia di S.Agata si chiama Stuzzichino.
Sono due facce della stessa medaglia perché qualità e passione accomunano questa tavola e quella “più famosa” distante pochi metri.
Questo è uno di quei posti dove si viene per mangiare, ma anche per conoscere storie, scoprire tradizioni, vedere locali mischiarsi con i turisti stranieri ed italici, e tutti insieme godere della potenza dei sapori mediterranei.
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Archivio di ottobre 2010

Lo Stuzzichino, S. Agata sui due Golfi (NA), di Roberto Bentivegna
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Jasmin, Chef Martin Obermarzoner, Chiusa (BZ), Norbert
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“La potenza è nulla senza controllo”. A questa frase molto appropriata presa da uno dei commenti dell’anno scorso, in occasione della mia precedente visita, aggiungerei che anche il talento avrebbe bisogno di una sorta di governo.
L’anno scorso mi espressi con un lusinghiero 16/20 decidendo di essere lungimirante e di scommettere sulle potenzialità di un ragazzo dotato di notevole estro che però evidentemente, almeno a giudicare dalla visita di quest’anno, non riesce a temperare con l’esercizio della moderazione.
Le Colline Ciociare, Chef Salvatore Tassa, Acuto (FR) – Norbert
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Questa recensione aggiorna la precedente valutazione che trovate qui
Recensione Ristorante
Non amo le classifiche.
Ritengo che molto spesso siano uno sterile e forzoso artificio per piegare la realtà ad una semplificazione solo presunta il cui unico effetto è quello di banalizzare generando equivoci.
Vuoi più bene a mamma o a papà?
A Pippo Baudo!
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The Spotted Pig, New York (USA), di Fabio Fiorillo
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Un pub gastronomico. Ecco quello che Spotted Pig vorrebbe essere. O, forse, quello che Spotted Pig dovrebbe essere.
Cosa ci ha spinto ad entrare in questo “buco” buio e super affollato situato in un’anonima stradina di West Village, uno dei quartieri “cool” di New York? Ed aspettare oltre quaranta minuti per sedersi? Lo diciamo senza falsi pudori. La Michelin. Una stella. Un macaron o chiamatelo come vi pare! Che sia “pub” la parola chiave per i francesi?! A dire il vero se ne parla tanto anche altrove negli States .
In De Wulf, Chef Kobe Desramault, Heuvelland (Be) di Alberto Cauzzi
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Questa valutazione, di archivio, è stata aggiornata da una più recente pubblicazione che trovate qui
Recensione Ristorante
“Senti il profumo di sterco, l’aria serena e fredda del nord. Senti un rumore sperduto, quel trattore che incrocia la tua stretta via con a bordo una signora provata dalla fatica e dalla vita. Che ti sorride. Paradossale ? Una vita di duro lavoro, magari di stenti, ma una vita felice. Per l’aria pura, per l’anima profonda delle persone che la circondano, perché qui si lavora la terra, e con la terra a contatto delle mani la mente è più salda, più forte, più vicina a Dio. E’ qui, nella campagna belga, che ho ritrovato la mia anima, il mio amore, la mia vita.
No, non voglio perderla più questa sensazione, questa serenità interiore, questa sintonia d’animo, questo profondo ed intenso amore. E’ lei è qui, non è un caso.
Proprio qui, in un mondo puro, profondo, apparentemente freddo ma estremamente caldo, vigoroso e intenso, pervasivo. Lei è così
Non è un caso, è lei, qui, ora! Questo è il suo luogo, così è la sua anima”
Ristorante Jean Georges – Chef Jean Georges Vongerichten, New York City di Fabio Fiorillo
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Recensione Ristorante
Chi non ha mai sognato, o quantomeno auspicato, di godere delle creazioni dei cucinieri prediletti senza far soffrire il portafogli? Magari spendendo, a pranzo, un terzo del corrispettivo serale? Certo, sarebbe bello, in Italia. Eppure i grandi nomi si ostinano a mantenere i prezzi invariati, con l’ovvia conseguenza che a mezzodì sono più vuoti di Milano il 15 agosto.
Un sogno che negli Stati Uniti da tempo è realtà.
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