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Al Porticciolo 84, Lecco, di Giovanni Gagliardi



Recensione ristorante.

A Lecco, non sul lago ma nella parte alta, sulla strada che porta in Valsassina trovate il piccolo (appena 30 coperti) ristorante della famiglia Ferrari che da diversi anni rappresenta in zona un punto di riferimento per la buona cucina di pesce (di mare). Nasce nel 1984 e negli ultimi tempi si è evoluto grazie soprattutto al bravo e giovane Fabrizio che ha preso in mano le redini della cucina, subentrando alla madre Daria.
Evidente il contributo in termini di creatività che Fabrizio – forte di importanti esperienze all’estero, l’ultima delle quali niente di meno che dal buon Redzepi al Noma – sta apportando alla cucina, soprattutto – come si racconterà – in materia di antipasti. Il tutto senza però, allo stato, modificare del tutto la “filosofia di famiglia” volta ad una cucina di stampo nettamente tradizionale.
L’ambiente è raccolto, le luci soffuse, i tavoli correttamente distanziati. Si sta bene, coccolati dalla brava Anna Valsecchi, compagna di Fabrizio, che con grazia e professionalità dirige i giochi in sala.
La Carta è strutturata in modo da privilegiare gli antipasti, nei quali, come vedremo, trova spazio la creatività del giovane Ferrari.
Ma andiamo con ordine. Decidiamo di lasciare mano libera alla cucina in modo da assaggiare – in proporzioni ovviamente ridotte – gran parte della Carta che – correttamente – è tutt’altro che sterminata.
Partiamo con gli antipasti, quindi, nei quali lo chef dà sfogo alla sua creatività facendo tesoro delle esperienze fatte in Italia e all’estero, in primis in Oriente.
Nasello marinato a secco

servito con pistacchi, scalogno fritto, cranberries e olio all’aneto. Di ottima qualità il pesce, di sapore tenue ma gradevole, ben sorretto dalla speziatura.
Code di gambero, servite con nocciole e una bulgour al miso su una emulsione di crescione d’acqua.

Anche qui influenze orientali con l’utilizzo del Miso. Piatto che ci è piaciuto, soprattutto per il perfetto bilanciamento tra il dolce del gambero e l’aspretto del crescione.
Pescatrice, accompagnata da asparagi, siero di yogurt e corallo di capasanta.

Nonostante l’uso dell’asparago non sia proprio il massimo della stagionalità il piatto piace per la sodezza del pesce ed il buon profumo marino al quale contribuisce senza dubbio l’intelligente uso del corallo di Saint Jacques.
Quindi un discreto Muggine, preparato con patate di montagna, rosmarino ananas e petali di rosa

ed uno Sciabola assai buono arricchito da anime di cipollotti, gel al mandarino (quasi impercettibile), carbone di olive nere e noci di Macadamia.

Lodevole l’utilizzo di un pesce dalle ottime carni ma un po’ negletto nella ristorazione come lo Sciabola che, peraltro, dà il meglio di sé proprio nel periodo autunnale.
La Capasanta viene servita con in accompagnamento verza cinese al beurre d’Isigny, mandorle glassate alla cannella e demi-glace all’orientale.

Equilibrato il risultato finale.
Antipasti dunque nel complesso buoni, con abbinamenti in larga parte riusciti, anche se tutti giocati un po’ sulle stesse corde, agrodolci ed orientaleggianti. Trovata una chiave senz’altro vincente il passo successivo della cucina potrebbe ora essere quello di sperimentarne altre.
I primi sono di impronta più tradizionale, anche se non mancano anch’essi di ingredienti che si rifanno al lontano Oriente. Le paste fresche sono tutte di propria produzione. E sono ben fatte.
E quindi ecco i Tagliolini alla curcuma con granchio

nei quali si avverte anche l’uso dello zenzero (a proposito di oriente). Buoni. Così come i più tradizionali Tagliolini neri e seppie serviti con una generosa grattugiata di bottarga.

Meno interessanti i Pennoni di Gragnano con gallinella

a partire dal formato della pasta troppo grosso per cui ogni boccone necessita di essere preventivamente spezzato nel piatto.
Tra i secondi, anch’essi tutti di impronta tradizionale proviamo quello che è un po’ il piatto simbolo del ristorante e cioè la Grigliata di pesce.

Di proporzioni importanti – quasi un piatto unico – si fa apprezzare soprattutto per la corretta (e quindi non eccessiva) cottura che preserva la succosità del pesce. In accompagnamento ci servono un gradevole pinzimonio con olio extra-vergine e aceto balsamico.


La progressione verso la semplificazione trova il suo culmine nei dessert che sono presentati sul carrello.

Semplici ma buoni, comunque sia lo Strudel che, soprattutto, la Torta cioccolato e caramello.

Non ci entusiasma, invece, il Cheesecake.

Carta dei vini di proporzioni non enciclopediche ma con ricarichi onesti.
In conclusione, un ristorante gradevole, in cui si mangia bene, e si sta bene ma la cui linea di cucina è ancora scarsamente definita e ondeggia tra ricerca ed eccessiva semplificazione. Insomma, il bravo Fabrizio, ora che ha le redini della cucina deve decidere cosa fare da grande. A nostro modesto giudizio ha tutte le capacità per fare molto bene. Lo attendiamo al varco.

Ad Majora

il pregio : cuoco dotato di tecnica e padronanza della materia
il difetto : la confusa innovazione portata nei piatti

Al Porticciolo 84
Via Valsecchi, 5
Lecco
0341 498103
Chiuso lunedì e martedì
Menu degustazione: 75 Euro
Alla carta: 70 Euro v.e.

www.porticciolo84.it

visitato nel settembre 2011


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Giovanni Gagliardi


COMMENTI DA FACEBOOK

1 COMMENTO

  • Lorenzo

    1 dicembre 2011 11:52

    Ho trascorso una splendida serata proprio ieri in questo cantuccio fuori dal tempo. Al Porticciolo si sta davvero bene, un bel camino che scalda l’atmosfera e la vista. E si mangia altrettanto bene, come da vostra recensione. Ho assaggiato la maggior parte dei piatti qui descritti e non posso che confermare il giudizio positivo. Tante piccole attenzioni che abbiamo gradito tantissimo quali un azzeccato pre antipasto, caldarroste a fine pasto ed una piccola pasticceria ad accompagnare il caffè. Proprio bravi Anna e Fabrizio.

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